Il giallo del sequestro Gatti In aula per i militari malati

di Miriam Figliuolo

La dottoressa, moglie di Stefano Montanari: «C’è una strana coincidenza Non sono una no-vax. Il microscopio di Grillo? Devono pagarci per usarlo ma...»

Si tinge di giallo il sequestro effettuato dalla Guardia di Finanza di Reggio nell’abitazione e nello studio di Stefano Montanari e della moglie, la dottoressa Antonietta Gatti. Si indaga per truffa e qualcuno parla di strane coincidenze. La Gatti, appena due giorni fa era stata ascoltata dai giudici del tribunale di Lanusei al processo Quirra, spiegando come le sperimentazioni e le esplosioni nel poligono militare in Ogliastra, abbiano provocato tumori nei militari e nella popolazione attorno alla base. La scienziata è indagata per truffa, con l’inchiesta che ruota attorno alla denuncia di una onlus su un microscopio acquistato con una sottoscrizione popolare partita dal blog di Beppe Grillo, affidato a Gatti per le sue ricerche e poi donato dalla onlus all’università di Faenza. La onlus accusa la professoressa di aver utilizzato lo strumento a fini di lucro e non per la ricerca scientifica, ma c’è una sentenza del tribunale che autorizza Gatti e Montanari a poter usare lo strumento e ad essere indennizzati per le trasferte di viaggio. «Soldi che non ci hanno mai dati», spiega la dottoressa mentre rivendica di non essere una no-vax e rivendica l’anomalia dei tempi. La vicenda è diventato un caso politico in Sardegna, perché Gatti dovrebbe concludere la sua deposizione in tribunale il 28 febbraio, ma i dati sulle analisi dei campioni prelevatati a Quirra sono nei pc sequestrati dalle fiamme gialle.

«Come Associazione “Vita al Microscopio” - si legge in una missiva giunta in Gazzetta - da anni a sostegno delle ricerche dei dottori Gatti e Montanari, vorremmo cogliere l’occasione per puntualizzare alcune imprecisioni. L’accusa di “truffa”, ancora, non trova le precise motivazioni che aiuterebbero a spiegare l’attacco. La raccolta fondi per un nuovo microscopio elettronico non c’entra nulla con la denuncia; e questo lo dimostra il fatto che durante la perquisizione si sono cercati documenti legati alle ricerche, non soldi. Peraltro, di questa raccolta ci occupiamo noi come associazione, e tutto è stato sempre fatto nel modo più pulito e trasparente. Va poi detto che la Bortolani Onlus, con la quale si è andati a processo per il microscopio di Beppe Grillo, è stata condannata nel primo grado a Reggio Emilia, ma la notizia non ha suscitato un interesse tale da rendere noto il fatto, che ha, non poco, infangato la reputazione dei due scienziati. La scienza non è soggetta a pareri personali, e a “remare contro i vaccini”, come qualcuno pensa, non si fa di certo carriera, né tanto meno si fanno soldi: piuttosto è vero il contrario. I dottori Gatti e Montanari sono scienziati, e come tali parlano per ciò che hanno visto e vedono, non per pareri personali. Parlare di “medici no-vax”, oltre che lesivo per la loro deontologia professionale e per la dignità, risulta essere banale, cioè privo di un giudizio oggettivo che aiuti a comprendere il ruolo della ricerca e che, a quanto pare, continua ad infastidire molti».