Sisma nella Bassa: chiedevano fondi per la ricostruzione senza titolo, 9 denunce

Nel territorio modenese è stato individuato il titolare di un'azienda agricola: ha ottenuto indebitamente oltre 500.000 Euro per la ricostruzione di due strutture

MODENA. "Sistemi di frode particolarmente Insidiosi". Fari della guardia di finanza di nuovo accesi nell'area della ricostruzione post sisma in emilia, d'intesa con la 'macchina' della regione attiva sul campo. Dopo l'operazione earthquake, che ad aprile 2016 smantellò un'associazione a delinquere con nove arresti e un patrimonio sequestrato di 4,3 milioni di euro, le fiamme gialle modenesi scoprono ora altre frodi nell'incasso dei contributi, in particolare per iniziativa di proprietari di costruzioni rurali.

Nel territorio modenese è stato individuato il titolare di un'azienda agricola: ha ottenuto indebitamente oltre 500.000 Euro per la ricostruzione di due strutture. In che modo? il proprietario aveva dichiarato che i fabbricati sarebbero serviti alla ripresa dell'attività produttiva quando, in realtà, erano chiaramente in disuso, senza rendita catastale e utenze già da diversi anni.

Gli accertamenti svolti hanno così innescato la procedura di riesame della domanda del contributo, nonchè la denuncia all'autorità giudiziaria locale del titolare dell'azienda agricola e dei due professionisti incaricati della redazione delle perizie. In un altro caso, è stato rintracciato un beneficiario di oltre un milione di euro per la demolizione e ricostruzione di altri fabbricati rurali: in realtà, erano stati in parte locati a favore di un imprenditore abusivo, dopo alcune dichiarazioni false circa lo stato di occupazione degli stessi immobili per percepire un contributo superiore a quello previsto.

Sono stati dunque denunciati per truffa e falso, in concorso, sia il proprietario dei fabbricati sia il professionista incaricato di redigere la perizia asseverata e di inviare la domanda tramite la piattaforma mude: l'ingiusto profitto conseguito è stato stimato pari a oltre 240.000 Euro. Ma non è tutto.

Un controllo eseguito nei confronti di Un'altra azienda, che aveva presentato tramite il sistema sfinge una domanda di contributo per danni alle scorte e la delocalizzazione temporanea, ottenendo anche in questo caso un contributo di oltre 320.000 Euro, ha consentito di individuare artifici e raggiri posti proprio per "trarre in inganno gli organi incaricati dalla struttura commissariale per l'esame delle domande", dettagliano i finanzieri modenesi.

E ancora: un'azienda alimentare era riuscita furbescamente a ottenere un contributo 560.000 Euro per "danni ai beni strumentali", senza precisare, di nuovo, che erano in disuso da diversi anni e quindi non inseriti nel ciclo produttivo aziendale. Anche in questo caso è stata configurata l'ipotesi di responsabilità amministrativa della società e penale del suo legale rappresentante pro tempore: sono stati dunque deferiti all'autorità giudiziaria e, al contempo, la struttura commissariale della regione ha subito sospeso l'erogazione del contributo inizialmente concesso.