Rischio infiltrazioni Espulso dopo 4 anni

Castelvetro. La Corvino Antonio esclusa dalla white list Il titolare “paga” la parentela con alcuni operai vicini ai clan

CASTELVETRO. Oltre quattro anni dopo la richiesta di iscrizione alla white list prefettizia per “confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e bitume”, l’impresa “Corvino Antonio” si è vista rigettare la domanda. Stando agli accertamenti effettuati dal Gruppo Interforze, che vede la presenza di tutte le forze dell’ordine in un unico tavolo operativo, l’azienda è risultata a rischio condizionamenti malavitosi. Il titolare, pur risultando “pulito” come decretano anche gli investigatori, sconta la presenza di alcuni dipendenti che hanno un passato fatto di contiguità con la criminalità organizzata o già protagonisti di episodi sospetti. Un curriculum criminale tale da poter condizionare la governance dell’attività di Castelvetro, come ha sostenuto il Prefetto Maria Patrizia Paba, che ha firmato il provvedimento.

La “Corvino Antonio” nasce nel 2011 e nel tempo ha impiegato almeno tre persone a rischio. Si tratta di parenti che in passato vennero arrestati. Quello più preoccupante, anche stando alle informative redatte da carabinieri e Guardia di finanza, è Tammaro Corvino, zio dell’imprenditore. Il 51enne, che vive nel Modenese, venne arrestato a Casal di Principe una decina di anni fa con le accuse di associazione per delinquere di stampo mafioso e tentata estorsione in concorso. È considerato un affiliato del clan “Tavoletta” che opera nella zona di Villa Literno (Caserta).

Un altro zio ed il padre (da anni irreperibile) di Antonio Corvino sono invece finiti nei guai nel 2004 quando vennero arrestati in un’operazione dei carabinieri. Le accuse con cui il giudice dispose l’ordinanza di carcerazione erano piuttosto pesanti: associazione per delinquere ed estorsione in concorso. Lo stesso zio, qualche anno dopo, finì di nuovo nella rete dell’Arma, che lo denunciò per usura e violenza privata aggravata.

«Considerato - si legge nella disposizione della Prefettura - che in relazione ai molteplici e significativi elementi di criticità emersi dagli approfondimenti svolti, riferiti sia ai legami con personaggi contigui a consorterie malavitose di spessore sia alla cointeressata economico-societaria, si ritiene che in campo all’impresa Corvino Antonio sussista il concreto rischio di infiltrazione, ovvero di condizionamento nelle scelte di gestione dell’impresa, da parte della criminalità organizzata».

L’imprenditore ora potrà fare valere le proprie ragioni davanti ad un giudice amministrativo. Situazioni analoghe hanno avuto risvolti diametralmente opposti con tribunali che hanno confermato l’esclusione dalla white list per la ricostruzione del sisma e altri che invece hanno valutato come l’informativa antimafia, dovuta esclusivamente a rapporti di parentela e con la giustificata presenza di pregiudicati tra gli operai, non fosse adeguata e andasse quindi rivista la decisione.