Modena. Denigra ex marito: risarcirà lui e il figlio

di Carlo Gregori

Il bimbo spaventato non voleva più stare col padre. Affidato ai Servizi Sociali. La madre condannata sarà solo “collocataria”

MODENA. Dipingere suo padre separato come un uomo prepotente e violento dedito a scherzi perversi ha creato nel figlio piccolo una forte instabilità emotiva che ha portato a emarginare il genitore. Il comportamento della madre ha compromesso il suo diritto a una “bigenitorialità” e a una crescita equilibrata. Per questo il tribunale, al termine di una causa estremamente approfondita, ha condannato la ex moglie a risarcire sia l’ex marito che il figlio. Non solo: i giudici hanno ordinato l’affidamento del bambino ai Servizi Sociali nell’interesse esclusivo del minore. La madre ne sarà solo “collocataria”: i Servizi Sociali controlleranno se cambierà atteggiamento facendo sì che il figlio si avvicini al padre in serenità. Nel caso in cui la sua ostilità continuasse a danneggiare l’affetto e l’idea che il figlio ha di lui, questi le sarà tolto e lei potrebbe essere denunciata al Tribunale dei Minori.

È raro che in un separazione, per quanto lacerante e con strascichi drammatici sui figli come questo caso, un padre ottenga una ragione così netta. Ma la Seconda Sezione Civile del Tribunale di Modena ha impiegato anni ed energie per arrivare a concludere che la donna ha accusato l’ex coniuge di fatti non accertati che hanno creato nel figlio - e che, secondo lei, aveva vissuto sulla sua pelle - un atteggiamento di paura e rifiuto dell’altro genitore lontano da casa.

La causa era stata avviata dal padre, modenese del ceto medio, che chiedeva il collocamento in esclusiva del bambino. Così come l’ex moglie lo chiedeva per sé. Una coppia al capolinea, insomma, con rancori e ostilità che in questa occasione ha anche ufficializzato la separazione in tribunale. La moglie ha tentato di addebitare all’ex marito la violazione degli obblighi coniugali, l’infedeltà e l’abbandono, ma i giudici hanno ritenuto che non ci fossero fondamenti dato che l’uomo aveva abbandonato la casa quando la crisi di coppia era già acuta: la separazione è arrivata poco dopo. Inutili le foto di un investigatore privato ingaggiato dalla ex moglie per dimostrare il tradimento: sono senza data e non dimostrano nulla. Anche i comportamenti violenti denunciati dalla donna sono considerati generici e non provati.

L’aspetto delicato del caso è invece un altro: quanto queste accuse, più altre gravissime, ripetute dalla ex moglie davanti al figlio abbiano inciso nel creare in lui la pessima considerazione che questi ha sviluppato verso il padre. Ecco il cuore del processo. È stata la stessa ex moglie a riferire le “confessioni” che il figlio le faceva sulle molestie che avrebbe subito dal padre. Un padre che lo avrebbe costretto a picchiare e mordere la nuova compagna, a tapparle la bocca e afferrarla per il collo. Padre che, quando il figlio inciampava, lo costringeva a ripetere il gesto e a riportare nuove escoriazioni. Padre che gli tappava la bocca con lo scotch per farlo tacere. Padre che lo costringeva a camminare alla cieca per la casa sbattendo contro i mobili. Oppure a vestirsi e comportarsi da bambina. I giudici hanno preso con la massima serietà questi racconti su un genitore dal carattere perverso. Per arrivare a chiarire cosa accadeva in questa famiglia spaccata, sono stati disposti in due anni 16 incontri dei Servizi Sociali. La conclusione, presentata nella sentenza con abbondanza di episodi, porta i giudici a scrivere: «Numerosi sono gli elementi che smentiscono la tesi della resistente (l’ex moglie, ndr) e che dimostrano invece come l’interazione tra padre e figlio sia stata condizionata dal comportamento della madre che non ha favorito l’accesso all’altra figura genitoriale». Gli osservatori-consulenti hanno notato che il bambino si rifiutava di incontrare il padre quando era in presenza della madre o della figlia 12enne del suo nuovo compagno (che controllava cosa diceva); al contrario, restando solo con lui, col tempo ha avviato un rapporto sereno. I giudici ritengono che la donna abbia trasmesso le sue paure al figlio «senza alcun filtro» in una relazione diventata «simbiotica». A spese dell’ex marito emarginato. I giudici hanno così deciso che il bimbo venga affidato solo ai Servizi Sociali e collocato presso la madre. La madre sarà controllata perché cambi atteggiamento verso l’ex marito, altrimenti il figlio le sarà tolto e potrà essere denunciata. E siccome il rapporto col padre non è del tutto rovinato, lei e l’ex marito dovranno iniziare un percorso di genitorialità. Inoltre non potrà più ostacolare la frequentazione tra i due; anzi, dovrà favorire il loro riavvicinamento. È infine condannata a risarcire non solo l’ex coniuge ma anche il bambino per le lesioni dei loro diritti: 2mila euro a testa.